Scighera
Milano, inverno 2016. La scighera — la nebbia fitta che avvolge la città e confonde i suoi contorni — cala sulle vie d’acqua, rendendo il Naviglio Grande e i canali della città specchi opachi di misteri e segreti. In questo scenario, tra locali, negozi di dischi e cortili silenziosi, prende forma una sequenza di delitti che scuotono la città e mettono alla prova il commissario Galimberti, uomo di esperienza e intuito, ma segnato da debolezze, rimpianti e traumi profondi.
Quando aveva solo 12 anni, Galimberti ha perso il padre in un misterioso incidente d’auto ancora irrisolto. Questo evento ha lasciato cicatrici indelebili nella sua vita: una sofferenza interiore che lui stesso definisce come insania, un peso che condiziona i suoi rapporti e le sue scelte. Nonostante tutto, ha coltivato alcune passioni che lo aiutano a mantenere equilibrio: ama correre all’alba, approfittando delle strade deserte e dei Navigli immersi in una luce diversa, osservando angoli della città che agli altri sfuggono, e trovando in questi momenti solitari spazi di riflessione.
Quando il corpo della prima vittima viene ritrovato presso la Conca Fallata, Galimberti affronta il caso con lucidità, senza ancora intuire il filo che lega i delitti. Pochi giorni dopo, un secondo omicidio nei pressi della chiesa di San Cristoforo, con un frammento inciso della canzone del 1971 “Aqualung” dei Jethro Tull, gli fa comprendere che non si tratta di episodi isolati. C’è un filo che unisce le vittime: la musica e Milano stessa, con le sue vie d’acqua, tra passato e presente. La musica che da sempre accompagna la sua vita — vinili, suoni e note che hanno scandito i suoi ricordi — si intreccia ora con la città che conosce come le proprie mani, diventando chiave e specchio dell’indagine.
Galimberti è un collezionista appassionato di dischi, che si fa procurare rarità dall’amico di vecchia data Paolone, e trova conforto nelle altre sue passioni: cucinare e degustare ottimi vini, attività che lo aiutano a bilanciare le tensioni dell’indagine e il peso dei ricordi dolorosi. La sua profonda conoscenza della storia di Milano gli consente di leggere segnali e connessioni nei luoghi della città, che si rivelano essenziali per comprendere il percorso dell’assassino.
Accanto a lui agiscono figure fondamentali: il medico legale Franco Manozzi, attento e razionale, e la compagna Darina, promoter in una nota casa di moda, che rappresenta un legame stabile e concreto nella sua vita. Al Commissariato di Porta Ticinese, la squadra di Galimberti segue le tracce di un assassino che sembra conoscere non solo le canzoni ma anche l’anima del commissario.
I delitti diventano una partitura oscura: ogni corpo reca frammenti di canzoni del 1971 — a partire dal celebre “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin sulla prima vittima — che indicano un percorso, un messaggio criptico da decifrare. Le altre due vittime confermano e ampliano il pattern, con indizi disseminati lungo le vie d’acqua e nei locali della città. Tra negozi di dischi, locali e il labirinto dei Navigli, Galimberti deve confrontarsi con l’assassino ma anche con se stesso, con i fantasmi del passato e le sue passioni, che definiscono la sua identità.
Scighera è un noir d’atmosfera, dove la tensione investigativa si fonde con introspezione e dramma personale. La musica diventa linguaggio e Milano diventa protagonista: sospesa tra passato e modernità, tra i bagliori dei locali e il silenzio dei canali, fa da sfondo a una storia di ossessioni, colpe e redenzioni. Un romanzo che unisce il ritmo del giallo classico all’intensità emotiva del racconto urbano, dove la nebbia non nasconde solo i corpi — ma le verità interiori che ciascuno fatica ad affrontare.
