Il Commissario Galimberti

La vita di un Commissario fuori dagli schemi

Il Commissario Galimberti

Il Commissario Galimberti

La vita di un Commissario fuori dagli schemi

Il Commissario Galimberti
I Film del Commissario

Banditi a Milano

Il 25 settembre del 1967 la Banda Cavallero rapina la sede del Banco di Napoli di Largo Zandonai a Milano. Sull’onda dell’indignazione e della rabbia che i fatti generano nell’opinione pubblica, Lizzani gira il più classico degli Istant Movie, mostrando uno squarcio di realtà.
Banditi a Milano è una sorta di spartiacque tra il cinema neorealista e generalista e quello ricavato dall’attualità, vale a dire che nel 1968, in pieno dominio dello spaghetti-western, dopo il peplum e contemporaneamente all’esplosione del noir all’italiana, rozzo e violento, il film di Carlo Lizzani si impone per la sua secchezza e aderenza ai fatti realmente accaduti. La sanguinosa rapina messa in atto dal bandito Cavallero, interpretato con istrionico naturalismo da Gian Maria Volontè e Don Backy è un bell’esempio di instant movie, privo lodevolmente di una visione politica di parte, come accade oggi, ma ancora sufficientemente energico, tanto da consigliarne la visione, che consente di gettare uno sguardo sull’Italia di quegli anni.
Cavallero e i suoi compagni, abili rapinatori di banche, seminarono il panico e l’orrore a Milano sparando a gente innocente, mentre la polizia li inseguiva.Un fatto che ha paralizzato il pubblico presente e i lettori dell’accaduto.Lizzani (l’oro di Roma, la vita agra) attento alla cronaca, decide di farci un soggetto e transporlo sul grande schermo in maniera più che abile.Partendo da un piccolo inserto sociologico sulla criminalità che infanga Milano, arriva a filmare in maniera fedele ciò che avvenne quel 25 Settembre.Il regista romano non cerca una spiegazione, ne tantomeno una giustificazione, ma attraverso l’istant movie porta il fatto. Agevolato dall’attore Gian Maria Volonte (per un pugno di dollari), Lizzani affonda le radici nella storia in questa Milano oscura (ottima la fotografia di Giuseppe Ruzzalini), il sole sembra non esserci (dunque la speranza che si possa far luce sul fatto? ) e la figura del commissario (un ottimo Tomas Milian) e’ l’unica che forse cerca uno spiraglio, una luce , qualcosa che possa fermare questa violenza.La Gravina ninfomane fa sorridere, come i finti testimoni oculari che chiamano la polizia o vanno in tv pur di apparire sfruttando il fatto è un chiaro esempio dell’incoscienza comune che alberga nelle persone inconsapevoli della situazione.Lizzani dopo Requiescant firma un’ottima pellicola dove non perde di vista la situazione attuale (del resto il film è stato girato pochi mesi dopo l’accaduto) e lascia allo spettatore il compito di meditare su cosa lo aspetterà in futuro.